Perché l’alcol piace così tanto? Tutta colpa della dopamina!

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Perché l’alcol piace così tanto? Le risposte a questa domanda, apparentemente semplice, possono essere moltissime. Cerchiamo di fare chiarezza per cercare di capire le cause dell’alcol dipendenza.

Una domanda molto semplice che le persone si pongono dalla notte dei tempi è la seguente, ovvero perché l’alcol piace così tanto? Le risposte a questa domanda, apparentemente semplice, possono essere moltissime, dalla rilevazione che l’alcol ha un buon sapore fino al fatto che il suo consumo allevia le tensioni, rilassa l’organismo e inibisce i freni fisici e mentali.

Ma l’alcool può diventare un acerrimo nemico se dal consumo ragionato e consapevole si passa alla dipendenza, uno stato in cui il corpo non può più sentirsi normale se non vengono assunte dose elevate di sostanze alcoliche.

Per quanto riguarda il sapore dell’alcol, molto dipende dai gusti personali e numerose ricerche hanno evidenziato che gli individui predisposti all’assunzione di zucchero sono più propensi a sviluppare dipendenze da alcol. L’etanolo presente nell’alcol contiene infatti molti zuccheri e questa sostanza sembrerebbe agire sulle identiche aree del cervello che sono attivate dai sapori dolci.

L’etanolo non viene sempre percepito come piacevole da chi assume bevande alcoliche e molto si gioca nella dopamina. La dopamina è un neurotrasmettitore, che viene coinvolto nei processi di controllo del senso di piacere e di gratificazione nel cervello. Questo trasmettitore gioca un ruolo fondamentale nelle relazioni sociali e l’etanolo ne incrementa in modo molto importante il rilascio. Ecco spiegato perché molte persone che assumono alcol con smodatezza lo fanno anche per alleviare (apparentemente) i problemi sociali quali la timidezza, la paura di confrontarsi con gli altri e di non reggere lo scambio di opinioni.

L’alcol addormenta inoltre i sensi e può essere considerato una forma di automedicazione al pari degli effetti della dopamina.

Molti soggetti dipendenti da alcool assumono quindi bevande alcoliche per alleviare i sintomi dello stress o anche la pressione da lavoro e studio.

In quantità elevate l’alcol però amplifica il problema, perché è scientificamente provato che la condizione di stress è mediata biologicamente dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Quest’asse può essere stimolata dall’assunzione di bevande alcoliche, ma la dipendenza e l’abuso sono responsabili dell’aumento degli ormoni legati allo stress come il cortisolo e la corticotropina.

È importante notare che l’alcol allevia anche la sensazione di dolore, ovvero un segnale che matura a livello cerebrale perché viene rilevato dai neuroni che trasmettono le informazioni del dolore attraverso la sinapsi del midollo spinale e quindi del cervello. Inibire il dolore è una condizione vana, perché una volta spenti gli effetti dell’alcol i problemi ritornano più forti ed estesi.

Da queste considerazioni possiamo quindi comprendere che l’abuso di sostanze alcoliche è fortemente legato alle reazioni che si sviluppano nel cervello. In primis dalla dopamina, che gioca un ruolo fondamentale nelle relazioni sociali e che può essere considerata una delle cause effetto dell’abuso e della dipendenza da sostanze alcoliche.

Molto si gioca in ogni caso a livello di stress e di percezione del dolore. In tutti questi casi, l’alcol svolge una funzione vana e subdola, che amplifica i sintomi che si stanno combattendo una volta che il suo effetto si esaurisce. Non si tratta quindi di una risoluzione, ma di un errato approccio al problema, qualunque sia la sua natura e la sua causa scatenante.

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