Dipendenza da alcol: serve innalzare l’età a 25 anni?

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Molte sono le soluzioni e le proposte che accompagnano la lotta contro la dipendenza da alcool, un problema che si propone sempre più diffuso fra i giovani e che rischia di essere sottovalutato se non vengono messe in campo manovre di prevenzione efficienti e concrete.

Una recente proposta ha interessato l’aumento da 18 anni a 25 anni dell’età per potere acquistare e consumare bevande alcoliche nel nostro paese. Può trattarsi di una scelta coerente e benefica per limitare la dipendenza da alcol in Italia?

L’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool si è impegnato ad affrontare il tema dell’innalzamento dell’età di accesso alle bevande alcoliche, esponendo le sue tesi in un comunicato stampa molto interessante. L’associazione, da sempre sul campo nella lotta contro la dipendenza da alcool ha riconosciuto che il danno alcol correlato deve in assoluto essere considerato come un problema reale e che chiede a gran voce di essere affrontato con un corretto codice sanitario.

Al contempo, la lotta contro la dipendenza e la diffusione massiva di bevande alcoliche deve essere legata alla realtà effettiva e sociale dei giovani nel nostro paese. L’abuso non può infatti essere contrastato mediante politiche di contrasto proibitive, che come la storia insegna hanno da sempre indotto le persone a ricercare e consumare le bevande e le sostanze proibite, ma con una serie di manovre e di prevenzioni messe in atto alla luce del sole.

L’associazione ha quindi sottolineato l’importanza di far scendere in campo persone che siano in grado di dimostrare le loro competenze sociali e culturali, al fine di innescare nei ragazzi dei dubbi veri e motivati. La fiducia deve quindi essere riposta nei giovani, perché solo lasciando il libero arbitrio i ragazzi possono essere liberi di scegliere come muoversi, ma consapevoli dei rischi che possono correre se abusano di sostanze alcoliche. Servono quindi politiche sociali efficienti, correlate da esempi e da dimostrazioni di quali possono essere i danni causati dalla dipendenza da alcool.

È interessante notare che, grazie alla diffusione di sistemi di prevenzione, la quantità di alcol pro-capite è diminuita notevolmente nel nostro paese, già a partire dagli anni ’70, toccando l’apice fra il 2000 e il 2014. Nel 2000, i litri pro-capite di alcol consumati erano infatti 9.3 di alcol puro all’anno, i quali sono scesi a 6 nel corso del 2014. I dati dimostrano quindi che la prevenzione può fare molto e al contempo rivelano che i ‘comportamenti del bere’ sono strettamente legati agli assetti socioculturali che maturano nel corso del tempo.

La prevenzione all’alcolismo si propone come l’unica arma in grado di informare correttamente le nuove generazioni sui rischi delle bevande alcoliche, incoraggiando però l’uso della coscienza e dell’intelligenza personale, senza mai minare la libertà degli individui. L’osservatorio è quindi concorde nell’affermare che il divieto di somministrare e vendere alcolici fio a 25 anni di età si propone come una scelta inutile ai fini del controllo della dipendenza da alcol.

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