L’etilismo cronico

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L’etilismo cronico è l’assunzione continuativa di dosi eccessive di alcol per lunghi periodi di tempo. E’ un comportamento altamente nocivo per la salute con effetti che vanno da danni gravi e permanenti fino alla morte.

L’etilismo cronico è infatti causa di circa il 6% di tutti i decessi nel mondo, (fonte OMG, Global Status Report on Alcohol and Health 2014) con cifre assolute che si attestano sui 3,3 milioni di individui; a ciò si aggiunga tutta una serie di problematiche sociali quali la riduzione della produttività e l’aumento dei crimini correlati all’abuso di alcol.

L’etilismo cronico è una dipendenza psicologica e fisica tale per cui la persona affetta non riesce a controllare il suo rapporto con l’alcol ed è portato a bere in modo continuativo. Se tenta di interrompere per un periodo l’assunzione di alcol va incontro a crisi di astinenza sia a livello psicologico che a livello fisico.

In un individuo normale i limiti di intossicazione etilica sono superati quando si arriva alla soglia dei 200 mg per 100 ml di sangue, in caso di concentrazioni maggiori (500-700 mg/100 ml), sempre in persone normali, il rischio è mortale. Diversi sono i limiti per gli etilisti cronici perché in essi la soglia di tolleranza si alza ed essi possono sopportare alcolemie ben più elevate (1.000-1.200 mg/100 ml).

Occorre distinguere l’intossicazione cronica da quella acuta, nel secondo caso i disturbi sono in remissione appena l’alcol in eccesso sarà stato eliminato dal corpo, nel caso invece di intossicazione cronica alcuni disturbi si protrarranno nel tempo.

In un individuo normale, i segni di intossicazione da alcol compaiono quando la concentrazione ematica arriva ai 200 mg/100 ml; tali segni si aggravano quando la concentrazione va dai 250 ai 450 mg/100 ml; nel caso di alcolemia superiore (500-700 mg/100 ml) si corre il rischio di morte. Queste soglie sono diverse per un soggetto affetto da alcolismo cronico dal momento che il suo organismo può sopportare alcolemie ben più elevate (1.000-1.200 mg/100 ml).

È doveroso distinguere l’intossicazione alcolica acuta da quella cronica. Nel primo caso infatti i disturbi scompariranno quando l’alcol sarà stato completamente eliminato dall’organismo, mentre, nel caso di intossicazioni croniche, alcuni disturbi non potranno essere completamente rimossi, nemmeno a seguito dell’eliminazione dell’alcol dall’organismo e di astinenza prolungata.

La questione della maggiore tolleranza può far credere che l’etilista cronico sia meno danneggiato dall’alcol ma non è così.

Il fegato dell’alcolista si è abituato, gradatamente, a metabolizzare e smaltire quantità sempre maggiori di alcol ma questo ha conseguenze negative per il fegato stesso: in primo luogo sottopone le cellule epatiche all’azione dannosa dell’alcol (infatti l’etilismo cronico comporta quasi sempre una serie di patologie epatiche sia acute che croniche), in secondo luogo vi è un’accelerazione del metabolismo di ormoni, vitamine (gli alcolisti sono interessati da varie carenze vitaminiche, in particolare quelle di vitamina B1, vitamina B2, acido folico e vitamina PP) e farmaci (è per questo motivo che spesso chi abusa di alcol e assume farmaci è costretto ad aumentare i dosaggi).

L’OMS ci mette in guardia sul fatto che l’etilismo cronico aumenta il rischio dello sviluppo da parte dell’alcolista di più di 200 patologie.

Per quanto riguarda il nostro paese, dati ISTAT indicano che l’etilismo cronico riguarda 3 milioni di persone di cui 1 fatto da alcolisti, le fasce di popolazione italiana più a rischio sono i giovani dai 18 ai 24 anni e gli over 65.

Centro San Nicola

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